Prevenzione del burnout in Alto Adige

Riconoscere il burnout: ecco le caratteristiche tipiche

Nella psicologia del lavoro intendiamo il burnout come una sindrome derivante da sollecitazioni croniche sul posto di lavoro. Solitamente viene definito da tre caratteristiche:

  • Esaurimento: uno stato di sfinimento mentale e fisico.
  • Distanziamento: un atteggiamento negativo o cinico verso il lavoro.
  • Perdita di efficacia: la sensazione di non essere più produttivi nel proprio lavoro.

Secondo l’ICD-11, il burnout non è una malattia, bensì un “fenomeno” che funge da stato di allerta e soglia verso patologie come la depressione.

Attenzione: secondo l’ICD-11, il burnout si riferisce specificamente al contesto lavorativo. Significa che casalinghe o disoccupati ne siano immuni? Difficilmente! L’aspetto essenziale è che lo stress cronico e il conseguente burnout possono derivare, in linea di principio, da qualsiasi attività. Ciò vale anche per l’assenza di un’attività lavorativa (come nel caso dei disoccupati) o per i giovani sottoposti a pressione scolastica e sociale.

Nota: Per classificare il proprio livello di esaurimento, ho messo a disposizione come strumento online gratuito il Copenhagen Burnout Inventory (CBI) di Kristensen et al. (2005), scientificamente validato. (Selezionare la lingua desiderata prima di incominciare.)

Segnali di stress cronico sul lavoro

Brevi fasi di carico sono gestibili. La situazione diventa critica quando manca il recupero e lo stress si prolunga. Tra i segnali premonitori più tipici troviamo, ad esempio:

  • Ruminazione costante sulla situazione lavorativa.
  • Vulnerabilità ai raffreddori.
  • Irritabilità ed esaurimento persistente.
  • Mancanza di motivazione per il tempo libero e la famiglia.

Burnout – Una questione culturale?

La tendenza a affrontare tardi i carichi psicologici non è probabilmente un fenomeno solo altoatesino, ma una caratteristica delle “società orientate all’efficienza”.

  • L’ideale della resistenza: “Devo farcela da solo” normalizza il sovraccarico.
  • Somatizzazione: la pressione viene spesso percepita solo attraverso sintomi fisici come il mal di schiena.
  • Aiuto tardivo: il supporto viene spesso cercato solo in presenza di una sofferenza estrema.

Perché la sola conoscenza non protegge

Un burnout non nasce all’improvviso. Chi riconosce precocemente i segnali d’allarme protegge la propria salute e la produttività dell’azienda. Che ciò avvenga in modo proattivo attraverso l’organizzazione del lavoro è dimostrato da decenni di ricerca. In Italia, la prevenzione dello stress è ancorata alla legge già dal 2008 e certificabile tramite norme come la ISO 45003. Non si tratta di una conoscenza nuova, ma di uno standard consolidato.

La discrepanza nella quotidianità

Tuttavia, la pratica mostra un quadro diverso: l’ideale della resistenza è ancora profondamente radicato. La progettazione psicologica del lavoro viene spesso quasi fraintesa come “esoterica”. In realtà, si tratta del trasferimento di un pensiero ingegneristico concreto all’ergonomia della psiche. Una buona progettazioine del lavoro riduce i fattori di stress e previene perdite di produttività nascoste.

Il pericolo dell’individualizzazione

La situazione diventa critica quando la gestione del carico lavorativo viene imperniata quasi esclusivamente sul piano individuale. Sebbene la consapevolezza (mindfulness) o la resilienza siano risorse personali essenziali, queste non devono sostituire un alleggerimento strutturale. Una prevenzione efficace richiede una costante interazione tra i due livelli: il miglioramento delle condizioni di lavoro oggettive e, allo stesso tempo, il rafforzamento delle risorse personali.

Fonti

Kristensen, T. S., Borritz, M., Villadsen, E., & Christensen, K. B. (2005). The Copenhagen Burnout Inventory: A new tool for the assessment of burnout. Work & Stress, 19(3), 192–207. https://doi.org/10.1080/02678370500297720